Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto…si recupera

 

Il tema che vogliamo discutere nel terzo capitolo della ristorazione collettiva è un problema che ci sta veramente a cuore e che ci riguarda tutti indistintamente. Gli sprechi alimentari soltanto in Italia varrebbero circa 15,5 milioni l’anno, ma il danno oltreché economico è soprattutto ambientale! 

Tutti insieme si può!

Da alcuni anni le aziende della ristorazione collettiva, guidate dalla cabina di regia di ORICON (Osservatorio Ristorazione Collettiva Nazionale), hanno iniziato un battaglia contro gli sprechi alimentari nelle scuole, negli ospedali e nelle aziende. Ma come si fa ad evitare gli sprechi alimentari quando si preparano pasti per moltissime persone? Pensate alle scuole… come riuscire a soddisfare le esigenze delle famiglie e i gusti dei bambini? Non si possono certamente costringere i bambini a mangiare sempre tutto! Tra le moltissime iniziative intraprese dalle aziende della ristorazione collettiva, la Camst ha da tempo inaugurato programmi educativi nelle scuole contro gli sprechi alimentari.

La non spreco bag o food bag di CAMST

In molte scuole, per esempio, l’azienda insieme alle amministrazioni locali ha dotato i bambini di semplici “food-bag”, borsette nelle quali andranno pane, frutta e cibi confezionati avanzati dai pasti. L’obiettivo non è soltanto quello di non gettare nella spazzatura il cibo avanzato, cosa certamente importante, ma anche di educare e sensibilizzare i più piccoli sul tema del rispetto nei confronti del cibo.

Il resto del cibo avanzato dalle mense, invece, se non già distribuito viene donato dalla Camst alla Rete Banco Alimentare, la onlus che coinvolge migliaia di volontari attivi contro la povertà alimentare in Italia. Alla base del progetto c’è stata un’attenta analisi dei menù scolastici, che ha portato alla luce alcune cattive abitudini alimentari piuttosto diffuse nelle scuola. La distribuzione e la rotazione di menù più equilibrati è, dunque, un’altra soluzione sperimentale intraprese nelle scuole di Savona.

Molto può e deve fare la scuola, ma tanto dobbiamo fare noi a casa… se i cibi preferiti e più apprezzati dai bambini risultano essere riso, polpettone e pizza, a discapito di pesce e verdure, significa che anche nelle nostre case qualcosa non va!

Ristorazione “domestica”: come migliorare? 

Secondo un’indagine condotta dal Politecnico di Milano la ristorazione collettiva e le mense sono al secondo posto in Italia per quantità di rifiuti alimentari prodotti. Volete sapere chi c’è al primo? Noi consumatori all’interno delle mura domestiche! E’ evidente che in materia di educazione alimentare dobbiamo lavorare ancora molto!

Il 5 febbraio, in Occasione della Giornata Nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, una ricerca curata da “Reduce” (un progetto avviato dall’Università di Bologna) ha riportato i risultati di uno studio che ha coinvolto circa 400 famiglie. Ogni famiglia all’anno spreca circa 85 chili di cibo, per un totale di 2 milioni di tonnellate di alimenti gettati nella spazzatura in Italia. Il pasto in cui si spreca di più è la cena, mentre le verdure sono quelle che finiscono più spesso nella spazzatura.

Proprio a marzo si è tenuta a Trento la “GreenWeek”, la settimana della green economy, un festival dedicato ad enti e imprese che ha focalizzato l’attenzione su tutti gli aspetti della sostenibilità alimentare. Ma prima delle imprese, gli esperti del settore hanno sottolineato l’importanza del fatto che il primo passo utile è quello di non sprecare a casa, valorizzando il cibo anche quando facciamo la spesa.

Ristorazione collettiva: cosa si può fare?

Abbiamo già parlato dell’importante contributo che oggi dà la Legge Gadda, in vigore dal 2016 e che agevola e incoraggia i donatori di cibo tramite procedure normative semplificate. Anche la tecnologia, mediante lo strumento della piattaforma #iononsprecoperchè, si offre come canale fondamentale al fine di incentivare le donazioni di cibo da parte delle aziende e di limitare notevolmente gli sprechi alimentari.

Non sprecare a scuola con CAMST

Non soltanto le scuole. Come abbiamo visto la ristorazione collettiva abbraccia tutti i settori della nostra vita quotidiana, tra cui la sanità. Crediamo sia facile garantire pasti buoni e sani a malati e degenti azzerando i rifiuti di cibo? Certamente no, ma anche in questo caso molto si può fare per contrastare la tendenza allo spreco. Innanzitutto servono analisi approfondite sulle condizioni pazienti, tali da permettere un adeguamento ad hoc dei menù compatibile con patologie e apporto calorico. Non sarà ovviamente possibile per un’azienda fornire migliaia di pasti differenti, ma una maggiore attenzione alla revisione dei menù può senz’altro favorire una riduzione del cibo in avanzo.

Con la Legge Gadda (non perdetevi la nostra intervista, prossimamente sui nostri canali!), in poco più di un anno, il sistema delle donazioni è aumentato del 20%, un piccolo segnale positivo che gli addetti alla grande distribuzione hanno accettato la sfida. Ma il gesto della donazione è soltanto l’ultimo passo che conduce alla diminuzione degli sprechi alimentari. Molti altri fattori determinano l’eccesso di cibo che finisce nella spazzatura: scelta delle materie prime, processi di lavorazione e distribuzione.

Continuate a seguirci e ci addentreremo in tutti gli aspetti della ristorazione collettiva per capire meglio tutte queste dinamiche!

Cosa abbiamo imparato:

  • La ristorazione collettiva guidata da Oricon sta affrontando da anni la lotta agli sprechi alimentari
  • La ristorazione scolastica è il punto di partenza per educare le nuove generazioni
  • Camst adotta le “doggy-bagper recuperare il cibo in avanzo dei pasti ancora utilizzabile
  • La maggior parte degli sprechi alimentari proviene dalle nostre case; al secondo posto ci sono le mense
  • La legge Gadda ha semplificato l’iter di donazione del cibo anche grazie all’uso della tecnologia
  • Anche gli altri ambiti della ristorazione collettiva possono fare molto per ridurre gli sprechi alimentari
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