Gli insegnanti non sono più quelli di una volta?

 

Negli ultimi 50 anni la scuola si è notevolmente modificata e con lei anche la figura dell’insegnante.
Oggi cercheremo di capire quali sono stati questi cambiamenti e soprattutto quali conseguenze positive e negative abbiano portato nell’educazione dei ragazzi insieme alla nostra esperta di laboratori espressivi Silvia Pighetti di  Ascoltando le figure

Qual è il ruolo dell’insegnante oggi?

Oggi, sempre di più, si richiedono agli insegnanti di ogni ordine e grado specializzazioni e aggiornamenti multidisciplinari per poter rispondere alle esigenze della società.
Fin dai primi gradi scolastici troviamo personale laureato che segue corsi d’aggiornamento costanti per arricchire il proprio lavoro: specializzazioni in diverse discipline, competenze psicologiche, corsi in materia di sicurezza, approcci multietnici alla scuola, …

L’ insegnante non è più colui che semplicemente insegna, ma diventa un facilitatore ed un accompagnatore del ragazzo nel suo percorso scolastico.
All’interno della stessa classe non vi è più un unico metodo didattico. Ogni docente crea diverse programmazioni per permettere a tutti gli alunni di raggiungere i risultati richiesti utilizzando anche metodi flessibili e alternativi per riuscire da solo a portare avanti tutte queste programmazioni in classi sempre più numerose.
Vi è poi una sempre maggior attenzione alla sfera emotiva e relazionale dell’alunno che porta a laboratori ed attività mirate a facilitare i rapporti tra pari e permette di utilizzare le cose apprese anche per esprimere emozioni, pensieri, desideri, che aiutino il ragazzo a conoscersi e a vivere in modo più sereno il percorso scolastico.

cooperazione in classe

Ma qual è oggi il ruolo sociale del docente?

A fronte di personale sempre più attento e qualificato, il ruolo dell’insegnante oggi viene sempre più penalizzato da stato e società.
Lo Stato con i continui tagli alla scuola pubblica ha portato i docenti ad avere stipendi sempre più bassi e ad aumentare il numero di anni di precariato. Crescono poi le richieste al punto che quando un istituto funziona è perché ci sono insegnanti che regalano al proprio lavoro moltissime ore di volontariato svolgendo mansioni che, a volte, vanno oltre il proprio lavoro.

Socialmente notiamo invece un declino sempre più veloce di questo ruolo che porta a mancanza di rispetto e, a volte, a veri casi di bullismo verso gli insegnanti da parte di famiglie e alunni di cui leggiamo nei fatti di cronaca.
Del rapporto tra famiglie e scuola abbiamo già parlato qui, ma mi sembra giusto ribadire ancora una volta che laddove davanti al ragazzo non c’è sintonia tra scuola e famiglia difficilmente l’educazione potrà essere serena e ciò avrà ripercussioni sia sull’apprendimento che sui rapporti lavorativi futuri.

Com’è cambiata la scuola primaria negli ultimi decenni?

Parliamo della scuola primaria poiché per anni è stata l’unica che la maggior parte dei ragazzi frequentavano.
Il rapporto tra alunni e insegnanti si perde nei meandri della storia, ma basta analizzare i cambiamenti dagli anni 50 ad oggi per capire che ci sono stati stravolgimenti importanti.
Tra gli anni 50 e gli anni 70 il rapporto tra docente e alunno era freddo e distaccato. Non mancavano punizioni corporali e umilianti (come le orecchie d’asino dietro la lavagna) e le famiglie erano completamente al di fuori della scuola. L’istruzione dei ragazzi era affidata ad un unico insegnante che non era mai contestabile e aveva ragione in qualsiasi circostanza. Non esisteva il tempo pieno.
Tra gli anni 70 e gli anni 80 ci furono importanti cambiamenti che videro finalmente l’abolizione delle punizioni corporali e fecero entrare i genitori dentro la scuola attraverso l’istituzione di consigli di classe e la nomina di un rappresentante dei genitori. In questi anni nasce il tempo pieno.

Negli anni 90 si passa dall’insegnante unico alle tre insegnanti nella scuola primaria che collaborano suddividendosi le materie. Ciò allargò le possibilità sia didattiche che sociali degli alunni poiché il rapportarsi con diverse figure permetteva di accedere ad un insegnamento sempre più specializzato, di aumentare i punti di vista e quindi migliorare lo sguardo sulle dinamiche di classe e sui singoli bambini
Oggi la scuola si è modificata di nuovo. Vi è un insegnante prevalente affiancato da esperti di inglese (che si studia già dal primo anno), religione, … Vi è un sempre maggior coinvolgimento delle famiglie ed una didattica che si apre alle nuove esigenze della società introducendo l’apprendimento digitale e specializzandosi sempre di più nel sostenere gli alunni nella loro individualità.

Una scuola sempre più attenta e aperta alle famiglie insomma quella che in poco più di 50 anni è passata dalle punizioni corporali al mettere al centro il bambino nella sua complessità per cercare di istruire, ma anche e soprattutto di accompagnare le giovani menti nella propria formazione. Eppure una scuola che arranca che dietro alle sempre maggiori richieste e ai repentini cambiamenti sociali e a cui, ogni giorno di più, mancano i mezzi e il rispetto necessario per svolgere in modo sereno il proprio lavoro.

Che cosa abbiamo imparato:

  • Che gli insegnanti di ogni ordine e grado si specializzano sempre di più per far fronte non solo alle esigenze didattiche, ma anche a quelle emotive e relazionali dei bambini
  • Che in poco più di cinquant’anni la scuola si è modificata moltissimo e si è passati da un insegnamento puramente didattico e punitivo ad una visione del bambino nella sua interezza con particolare riferimento alla sfera emotiva e relazionale
  • Che dopo gli anni 70 le famiglie hanno finalmente iniziato ad entrare nelle scuole e a poter dire la loro. Ciò da una parte ha arricchito il sistema scolastico, ma dall’altra sta portando sempre di più ad una mancanza di rispetto del docente che nuoce all’educazione dei ragazzi.
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