Quali ingredienti per una sana comunicazione alimentare?

L'intervista è servita sul mondo del food writing
 

In un periodo in cui le informazioni sul cibo vengono amplificate e moltiplicate dal web e dai social, Matita a Forchetta cerca di capire come funziona la comunicazione nel mondo del food e come riconoscere una sana informazione sul cibo. Ne abbiamo parlato con Carlo Ottaviano, giornalista alimentare e non solo de “Il Messaggero”, ex direttore del Gambero Rosso e direttore del festival Food & Book e Simona Cherubini, consulente e docente di marketing prestata al mondo della gastronomia, curatrice del blog Simona’s Kitchen.

L’intervista doppia si apre con un certo humor, e dopo una breve descrizione personale dei nostri due intervistati, si concentra su questioni alimentari molto importanti e delicate, alle quali sono state fornite risposte puntuali e dettagliate.

Vi raccomandiamo di ascoltare la registrazione e vedere il video per comprendere realmente il valore del food writing, quello consapevole!

Pronti?…Iniziamo

La differenza tra food blogger e food writer? ‹‹Non c’è, non esiste›› dice Carlo, l’importante è accertarsi che chi parla sia competente conferma Simona, ma ‹‹guai a considerare il blog come una professione!››.

E la comunicazione alimentare com’è cambiata negli ultimi anni? La tv non spettacolarizza troppo il tema dell’alimentazione? Il rischio di emulazione nei confronti degli chef televisivi senz’altro c’è, ma dall’altra parte ‹‹si è riaccesa la passione e la curiosità verso il mondo del cibo››. Allora chiunque può parlare di cibo? ‹‹No›› rispondono Carlo e Simona, chi legge e ascolta deve essere attento e deve sviluppare un senso critico.

Cosa deve fare il food-writing per sostenere il patrimonio enogastronomico italiano? ‹‹Serve autenticità, non marchette›› dice Simona, ‹‹dobbiamo parlare più dei contadini, dei piccoli artigiani del cibo e di agricoltori››, secondo Carlo sono loro il vero patrimonio italiano.

Non finisce qui…

Il potere dei social è rischioso per l’informazione? L’aspetto “visual”, quello fotografico, oggi conta molto, ma poi “alla fine si valutano i contenuti e le informazioni”, nel mondo dei social come nel contesto classico della televisione e dei giornali.

Informazione e consumo come si legano? ‹‹Siamo molto più informati››, dicono, ‹‹ma facciamo fatica a riconoscere i prodotti sani da quelli scadenti”, afferma Simona e Carlo conferma “spesso c’è molta confusione perché c’è tanta comunicazione aziendale››. Manca in Italia una corretta educazione alimentare? Le nostre autorità sono le migliori in termini di tutela dei consumatori, ma “spesso ci facciamo coinvolgere in tendenze e mode alimentari poco giustificate”, come per la politica “scegliamo con la pancia e non con la testa”. 

Foodinfluencer che lavorano come consulenti, non c’è il rischio di un conflitto d’interessi? Secondo Carlo ‹‹è un rischio da evitare come la peste››, ‹‹dipende sempre dall’ etica e dalla coscienza di chi scrive›› ci dice Simona.

Con quali piatti regionali ci volete salutare? Da buona pratese Simona ci consiglia sedani ripieni e pesche di Prato, mentre Carlo da siciliano di sangue non rinuncia alla pasta con le sarde!

In conclusione, il vero senso della comunicazione è quello di comprendere l’identità di ciò che si vuole comunicare. E, per l’Italia e per noi italiani, la cucina rappresenta la nostra identità.

Cosa abbiamo imparato:

  • Una ricetta speciale, i cui ingredienti principali sono: autenticità, competenza, etica
  • La spettacolarizzazione alimentare nei programmi televisivi se da un lato genera il rischio di emulazione, dall’altro ha riacceso la curiosità e la passione verso il mondo del cibo
  • Il food influencer che lavora come consulente alimentare è un rischio che deve essere categoricamente evitato
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