Etichette: come leggerle, come capirle

 

Parlare di etichette trasparenti è un ossimoro. Le confezioni di prodotti alimentari che compriamo, per essere a norma di legge, devono contenere una serie di informazioni, codici, dati e timbri che sembrano destinati a superare i controlli delle autorità sanitarie piuttosto che far capire chiaramente ai consumatori cosa diavolo c’è dentro una confezione di biscotti.

Eppure la legislazione europea in materia è molto più avanti in tema di etichetta trasparente rispetto ad esempio a quella americana, molto lacunosa in questo senso.

Proviamo a fare un po’ di ordine partendo dalle categorie di informazioni che troviamo sulle etichette.… Magari partiamo da quelle facili 🙂

Guida alle etichette: la durabilità del prodotto

Ossia la data di scadenza. Quando c’è scritto “da consumarsi preferibilmente entro il” vuol dire che anche 1 o 2 giorni in più non comportano rischi per la salute, al massimo il gusto è cattivo e sa di acido. Se invece c’è scritto “da consumarsi entro il oppure “scade il:” allora vuol dire che realmente il prodotto non può essere consumato oltre la data indicata.

Leggere la scadenza del prodotto

Ma cosa si rischia? Dipende…. Ad esempio i latticini non durano ed i formaggi, in generale, hanno la capacità di raddoppiare la carica batterica nell’arco di poche ore: meglio evitare. Il pesto, invece già aperto e richiuso, lasciato in frigorifero per 10 giorni, appare ancora tutto sommato commestibile. Questo è dovuto alla presenza dell’olio, in grado di conservare i cibi più a lungo. Attenzione invece ai succhi di frutta, una volta aperti si guastano entro pochi giorni.
Non sopportiamo quando…le aziende mettono la data di scadenza un po’ dove gli pare. Sul tappo, sul retro, di lato, con inchiostro color marrone sbiadito su tappo di rame…. Per trovare l’informazione spesso sembra di stare con il cubo di rubik, giri di qua, giri di là…

Presenza di allergeni

Sezione importantissima, ma ci sono due piani di lettura: allergeni chiaramente espressi oppure allergeni che dobbiamo dedurre da altri ingredienti.

Solitamente gli allergeni vengono segnalati alla fine della sezione INGREDIENTI, spesso in grassetto. Questo include però solo alcune delle categorie più importanti: se uno è allergico alla frutta a guscio, crostacei, glutine allora è probabile che l’allergene sia riportato ma se uno è allergico per dire all’istamina o al sedano allora non sempre troveremo l’indicazione; bisognerà approfondire.

Prendiamo ad esempio il glutine. Alcuni scriveranno “può contenere glutine”, mentre altri non lo scriveranno ma la presenza di farina di grano comporta la presenza di glutine. Ecco perché troviamo l’avviso della presenza di glutine magari sulle confezioni di prosciutto cotto mentre non la troviamo su un pacco di farina OO.

Un altro distinguo riguarda la “presenza” di allergene oppure la presenza di “tracce” o ancora “prodotto in uno stabilimento che fa uso di” allergene. In questo caso è necessario districarsi tenendo conto del livello di allergia presente in chi consuma il prodotto. Se si rischia un mal di pancia è un conto ma se si rischia uno shock anafilattico allora è il caso di stare più che attenti.

Quando l’allergene non è chiaramente indicato bisogna essere davvero informati. Quanti conoscono la differenza tra “aromi” e “aromi naturali”? Quanti sanno che nella prima categoria c’è del glutine e nella seconda non ce n’è?

Non sopportiamo quando…le aziende scrivono “non contiene glutine” persino sullo zucchero o sull’aglio sfuso che sono naturalmente privi di glutine … poi però sui saponi o le creme che contengono avena (quindi glutine) non è segnalato niente.

Condizioni di conservazione e uso

Tenere al fresco, lontano da luce o calore, lontano dai bambini, ecc… Queste indicazioni sono molto utili soprattutto per i vasetti di sottovuoto sia zuccherato che salato. Se vediamo la muffa sulla marmellata, a volte basta levarla e il resto del prodotto è gustoso. Ma se vediamo della muffa sui carciofini allora si butta tutto il vasetto.

Diciamo che esistono alimenti che assorbono le sostanze vicino alle quali si trovano. L’olio per esempio, l’acqua, il riso. E’ bene verificare allora che la confezione sia in grado di reggere nel tempo. Confezione in cartone si bagna facilmente (e ovviamente ci mettono il sale così si addensa tutto 🙂 )

Modalità di conservazione degli alimenti

Ma quanti di noi prestano davvero attenzione alla conservazione? Quanti ad esempio lasciano il cucchiaino in acciaio direttamente dentro al barattolo di caffè, magari per mesi, con una contaminazione certa sia del sapore che della composizione del prodotto “ospite”? Ecco perché concludiamo questa sezione dicendo che avendo in cucina solo un paio di ripiani dove mettere le scatole di cibi troveranno il modo di stare tutte belle vicine, in silenzio e al buio.

Non sopportiamo quando…Fanno i disegni sulle scatole per la conservazione in congelatore ma dopo 4 mesi, a estate bella che finita, guardo una sorta di meteorite congelato e non sono minimamente in grado di capire né quando l’ho comprato, né a che temperatura siamo, né altro di utile per osare lo scongelamento.

Nella prossima puntata (quando ormai sarete diventati davvero esperti nel mistero delle etichette) vi parleremo di: coloranti e additivi, stabilimento di produzione, dichiarazione nutrizionale ed ingredienti!!

Cosa abbiamo imparato:

  • Sulle etichette alimentari sono riportate davvero tante informazioni, ma la loro interpretazione non è sempre agevole;
  • Rispettare la data di scadenza di alcuni tipi di alimenti è molto importante, per altri possiamo essere più flessibili
  • A volte gli allergeni sono chiaramente indicati, altre volte no: dobbiamo dedurre la presenza di allergeni dagli ingredienti indicati
  • La conservazione degli alimenti è molto importante per garantire l’integrità del prodotto, bastano alcune semplici accortezze e qualche sforzo in più da parte nostra per evitare che i prodotti si deteriorino nel tempo.
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