Se il drone diventa commestibile

 

I droni potrebbero essere, essi stessi, cibo da consumare. Non ci credete? Matita e Forchetta vi svela il mistero.

Nell’immaginario collettivo i droni sono uno strumento bellico o di sorveglianza. La loro popolarità non è certo elevata perché rappresentano la frontiera della guerra moderna, ma sono anche diventati un oggetto commerciale a basso costo e, presto, potrebbero riscattare la propria reputazione negativa contribuendo ad alleviare la fame in regioni colpite da lotte intestine e guerre civili. In che modo?

I limiti dei paracadute

Uno dei problemi principali delle missioni umanitarie è infatti la consegna del cibo alle popolazioni colpite. Quando le provviste non si possono consegnare via terra perché sono eccessivi i rischi e i potenziali agguati, allora si provvede a “paracadutare” generi alimentari di prima necessità. Il problema è che questa tattica è onerosa, poco efficace e, molto spesso, controproducente. Già, perché capita sovente che il cibo finisca nelle mani sbagliate, contribuendo quindi a rafforzare, addirittura, le fazioni opposte.

La precisione dei paracadute è infatti molto ridotta e sebbene i produttori certifichino che possono atterrare anche a 300 metri (non così pochi, soprattutto in zone di guerra) dal “target”, di fatto capita che il luogo di atterraggio effettivo sia molto più distante del previsto. Ciò comporta, per i destinatari degli aiuti, l’impossibilità di approvvigionarsi.

La soluzione del drone commestibile è invece abbordabile economicamente e la precisione/puntualità della consegna impareggiabile, con un margine di errore di pochissimi metri anziché decine o, a volte, centinaia di metri se non chilometri.

Il lampo di genio

Droni usati per dare da mangiareL’idea è venuta, casualmente, a Nigel Gifford, imprenditore settantenne, mentre parlava con un ufficiale dell’aviazione inglese che gli chiedeva come si possa consegnare cibo ai civili di Aleppo, in Siria. L’idea del drone commestibile fu un guizzo nella fantasia di Gifford che, però, potrebbe presto diventare realtà: i primi prototipi dovrebbero essere operativi entro Natale.

Questi droni umanitari avranno un prezzo abbordabile (circa 500 sterline ciascuno) e potranno portare fino a 50-100 kg di alimenti per un solo viaggio, quello di andata.aiuto umanitario Una volta atterrati, saranno una sorta di kit autosufficiente perché l’intelaiatura di legno servirà ad accendere il fuoco mentre la “carlinga” sarà un composto farinoso compresso, che conterrà al suo interno pomodori o altri generi alimentari di prima necessità.

La forma sarà, peraltro, facilmente identificabile affinché non vengano erroneamente scambiati per armi volanti.

Cosa abbiamo imparato:

  • Le azioni umanitarie spesso fanno affidamento sul cibo paracadutato dal cielo per alleviare le sofferenze delle popolazioni afflitte da guerre civili e altre calamità che rendono impossibile la consegna via terra.
  • Spesso, però, il cibo cade in mani nemiche, sortendo un effetto contrario perché rafforza le persone sbagliate!
  • Un imprenditore inglese ha avuto l’idea geniale di costruire droni con materiali commestibili, per farli atterrare con precisione millimetrica dove ce n’è bisogno.
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