Didattica laboratoriale nelle scuole

La didattica laboratoriale per crescere
 

Ormai da diversi anni si sente parlare di laboratori e didattica laboratoriale nelle scuole, qui a Matita e Forchetta cercheremo di capire come queste strategie influenzino la didattica e modifichino gli spazi scolastici insieme all’insegnante ed esperta di laboratori espressivi Silvia Pighetti di Ascoltando le figure.

Cos’è e come nasce la didattica laboratoriale?

Nel 1899 il pedagogista e filosofo John Dewey nel suo libro “Scuola e Società” sosteneva: “Quando natura e società vivranno nell’aula scolastica, quando le forme e gli strumenti didattici saranno subordinati alla sostanza dell’esperienza, allora sarà possibile operare questa identificazione, e la cultura diventerà la parola d’ordine della democrazia”

Queste parole richiamano la sostanza della pedagogia laboratoriale che potremmo definire come un metodo che ha come obiettivo principale lo sviluppo delle competenze. L’allievo si avvicina alle conoscenze in modo attivo e collaborativo e le utilizza per risolvere problemi e svolgere compiti facendo esperienza diretta della cultura

Non più quindi una classe seduta che ascolta un’insegnante, ma un luogo dinamico in cui attraverso il confronto, la ricerca e la capacità di problem solving il ragazzo arriva all’acquisizione di conoscenze, abilità e competenze interiorizzando e sviluppando anche le capacità sociali e civiche e quello spirito d’iniziativa e di metacognizione che vediamo sottolineati sia nelle indicazioni nazionali sia nelle competenze chiave di cittadinanza europee.

Come cambiano le classi?

Cambia il modo di concepire lo spazio classe. Non più alunni seduti nei singoli banchi con l’insegnante alla cattedra, ma diversi tavoli in cui i ragazzi interagiscono tra loro, si muovono, creano elaborati e manufatti con la possibilità di spostarsi anche all’interno dell’aula per raccogliere materiale, usare strumentazioni digitali, interagire con l’insegnante o gli altri gruppi.

Come cambiano le attività scolastiche?

Si passa dalla centralità della lezione frontale alla creazione di un progetto che abbia tra gli obiettivi l’acquisizione di una determinata conoscenza, ma permetta ad ogni alunno di raggiungere lo scopo utilizzando i propri tempi, le proprie modalità e soprattutto il confronto diretto e significativo con i compagni.

La didattica laboratoriale con i giochi

 

I laboratori non devono essere una mera esercitazione di ciò che si è appreso, ma luoghi di ricerca in cui facendo e confrontandosi s’imparano concetti nuovi, s’impara ad usarli e a condividerli con gli altri.

Qual è il ruolo dell’insegnante?

L’insegnante ha il compito di accompagnatore e facilitatore del processo pedagogico, lo abbiamo visto anche con nell’articolo riguardante il circle time” 

Il ruolo dell'insegnante nella didattica laboratoriale

L’insegnante infatti propone le attività, mette la classe nelle giuste condizioni di svolgerle, interagisce con gli alunni in modo da supportare la loro ricerca sia dal punto di vista pedagogico che da quello emotivo. Crea un’unitarietà pedagogica in linea con gli obiettivi della scuola. Soprattutto è suo compito aiutare a verbalizzare e prendere coscienza di ciò che si è fatto. È una guida nell’imparare ad imparare ossia nello sviluppo della metacognizione che ci permette di conoscerci, capire quali siano i modi d’apprendere più efficaci per sé e trovare strategie che portino tutti i ragazzi verso un apprendimento permanente e una fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità che li supporti anche nel proporre soluzioni creative e nel provare a metterle in atto.

 Perché è importante utilizzare queste metodologie?

In conclusione diversi sono i motivi per i quali diventa importante e funzionale usare questo tipo di pedagogia:

  • In una scuola che diventa ogni giorno più complessa questo metodo aiuta a far apprendere tutti seguendo i propri tempi e le proprie modalità e supporta l’autostima e la fiducia in sé
  • Pone i ragazzi in una situazione di grande autonomia, ma anche di problematicità e ciò li aiuta a trovare soluzioni autonome, a sviluppare la propria capacità critica e sociale ponendoli nelle stesse condizioni che troveranno fuori dall’ambiente scolastico, ma accompagnandoli a trovare proprie strategie supportandoli e sostenendoli in modo da non far venir meno la propria autostima anche quando le difficoltà riscontrate sono grosse.
  • Porta reale integrazione scolastica. Si parla tanto d’integrazione scolastica, di BES e DSA e questo è un modello pedagogico che riesce ad inserire le diverse problematicità nell’ambiente sociale della classe garantendo a tutti di poter far la propria parte ed avere le proprie soddisfazioni senza che le difficoltà personali trovino il risalto che hanno nella scuola tradizionale.

Cosa abbiamo imparato:

  • La pedagogia laboratoriale è una strategia educativa per imparare facendo, le nozioni s’acquisiscono mentre si utilizzano concretamente per raggiungere un obiettivo collaborando con i compagni
  • Questo tipo di strategia sviluppa l’autostima e le competenze sociali e metacognitive
  • L’insegnante ha il compito si supportare e sostenere il processo d’apprendimento del ragazzo che diventa protagonista attivo della sua formazion
  • Questo metodo permette di creare vera integrazione e percorsi individualizzati poiché ogni alunno viene guidato a trovare le sue strategie d’apprendimento.
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