La Comunicazione alimentare tra TV e pubblicità

la comunicazione del cibo in tv
 

Lo sapevate che i primi programmi televisivi italiani che parlano di cucina hanno fatto la loro comparsa proprio agli albori della televisione, negli anni Cinquanta? Lo scopriamo insieme alla nostra fantasiosa Giulia Bucelli.

La comunicazione del cibo come narrazione di una società

Fu nel 1957-’58 che lo scrittore Mario Soldati realizzò il reportage enogastronomico Viaggio nella valle del Po, che andò in onda sulla RAI suddiviso in dodici puntate: in ciascuna di esse, Soldati intervistava la gente del posto e presentava ricette.

Come scordare, poi, un’autentica paladina della tradizione culinaria romana come la Sora Lella? È il 1967, e nel programma Linea contro linea (RAI) Giuliano Macchi dedica una puntata alla mitica cuoca, seguendola mentre fa la spesa al mercato e poi in cucina, dove lei gli spiega come preparare il pollo “alla marengo” (che lei si ostina a chiamare “alla romana”). Su Youtube potete godervi questa chicca vintage.

Diteci: voi avete mai provato a preparare questa ricetta? 

A questo punto vi chiederete: e all’estero? Erano più avanti di noi! Nel Regno Unito la storia mediatica del cibo è iniziata negli anni Quaranta, con il razionamento dei viveri dovuto alla Seconda Guerra Mondiale. Nel 1940 il Ministero dell’Alimentazione lanciò un programma radiofonico chiamato The Kitchen Front rivolto alle massaie che erano rimaste a casa, mentre i loro uomini erano a combattere al fronte. A questo programma radiofonico collaborava anche Marguerite Patten, autrice di ricette che in seguito diventò conduttrice del primo “magazine show” della BBC, Designed for Women (1947) e una dei primi celebrity chef della storia. Patten era anche una profilica autrice di libri di cucina: pensate, ne ha scritti più di 130! Qui potete trovare alcune sue ricette.

Cibo e tv: origini

Così come il Regno Unito ha avuto Marguerite, gli Stati Uniti hanno avuto Julia Child: in dieci anni di conduzione di The French Chef (WGBH, 1963-1973) ha insegnato alle sue compatriote i segreti della cucina francese più raffinata, guadagnandosi nel 1966 la copertina del TIME. La sua vita è stata raccontata anche nel film Julie and Julia (2009).

La nascita delle sfide a colpi di cibo

Ma torniamo in Italia. Sapete quando è nato da noi il concetto di sfida culinaria televisiva? Non ci crederete, ma è stato negli anni Settanta, grazie al programma A tavola alle 7 (RAI), condotto da Ave Ninchi con la consulenza del critico gastronomico Luigi Veronelli. A sfidarsi ai fornelli c’erano personaggi celebri, chef e semplici amatori.

È durato ben due decenni, dal 1978 al ’95, Telemenù (poi ribattezzato Sale, pepe e fantasia) diretto dall’ex cantante Wilma de Angelis e creato da Paolo Limiti.
Una curiosità: la conduttrice non sapeva cucinare. Così il suo aiutante Giovanni Fenini le insegnò le preparazioni di base e lei produsse alcuni fra i primi video-tutorial di cucina della televisione italiana: come la ricetta delle tagliatelle al salmone, nella quale De Angelis usa lo scalogno al posto della cipolla alcuni decenni prima che lo facesse Carlo Cracco.

Cibo e tv un connubio che ha origini antiche ed internazioonali

Negli anni Ottanta Giovanni Minoli ideò Che fai, mangi? (Raidue, 1983-1984. Su Youtube potete vedere qualche spezzone), programma nel quale il critico gastronomico Edoardo Raspelli sceglieva alcuni chef che poi avrebbero spiegato e preparato ricette in diretta dietro sua consulenza (tra di loro anche Gualtiero Marchesi, che pochi anni prima aveva ricevuto la sua prima stella Michelin ma non era ancora una celebrità).

Cosa abbiamo imparato: 

  • Le prime trasmissioni sul cibo sono comparse negli anni Quaranta per via radiofonica durante la Seconda Guerra Mondiale e poi, negli anni Cinquanta, con l’avvento della televisione, sul piccolo schermo
  • Il primo in Italia a parlare di cibo in tv, in chiave giornalistica, è stato lo scrittore Mario Soldati; all’estero esperta di economia domestica Marguerite Patten
  • Le sfide culinarie televisive sono nate negli anni Settanta grazie alla trasmissione “A tavola alle 7” di Ave Ninchi
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