Cibo e moda: un viaggio tra gusto e bellezza…

 

Dicono che nel mondo della moda stanno tutti a dieta: forse è per questo che la storia della moda è piena di ispirazioni che sono a dir poco, aehm, appetitose? Scopriamolo insieme a Giulia Bucelli in questo viaggio tutto glam.

Il cibo come intrattenimento. Di moda

Secondo la sociologa Joanne Finkelstein, “il cibo è stato contaminato dalla moda da quando, nel 1600, aprirono i primi ristoranti in Europa“. Nel suo libro Chic cuisine: l’impatto del fashion sul cibo, afferma che “Il cibo è diventato una fonte di intrattenimento”.
La realtà sembra darle ragione: basta dare un’occhiata alle passerelle degli ultimi anni.
Nelle stampe, nelle fogge degli abiti e nei colori il food si è preso una rivincita su un mondo basato su un’apparenza che spesso si priva di quel cibo: basti pensare alle fantasie di pomodori, a quelle di limoni e, ai coni gelato e alla pasta delle collezioni primavera-estate di Dolce e Gabbana del 2012, del 2016 e del 2017.

Moda e cibo si fondono

Nelle sfilate delle collezioni autunno-inverno 2014-2015 anche Jeremy Scott, alle prese con la sua prima collezione come stilista per Moschino, fa l’occhiolino a una notissima catena di fast food (suscitando molte polemiche) e manda in scena abiti da sera che riproducono gli incarti di popcorn, corn flakes, salatini e patatine, mentre Chanel ambienta il defilè del suo prêt-à-porter in una passerella-supermercato ribattezzata Chanel Shopping Center, nella quale le modelle fanno la spesa di prodotti alimentari contrassegnati con la doppia C della maison: così un marchio fashion di lusso diventa esso stesso alimento e oggetto di consumo (se siete curiosi, potete immergervi nella sfilata Chanel grazie a questo video).

Dallo scarto alimentare al pezzo fashion!

Ogni anno nel mondo si butta o si spreca più di un miliardo di tonnellate di cibo: cosa accadrebbe, invece, se da questi scarti si creassero vestiti da indossare?

Sacha Laurin è una stilista che usa il kombucha (coltura di tè fermentato con lievito e batteri,ndr) per ottenere un particolare tessuto che è una specie di finta pelle, usato poi per creare abiti e bijoux. Il suo marchio si chiama Kombucha Jewerly and Couture.

L'ecosostenibilità incontra il cibo e la mda

Restando in Italia, nel 2012 le giovani imprenditrici siciliane Enrica Arena e Adriana Santanocito hanno fondato la startup Orange Fiber con l’idea di riutilizzare gli scarti di produzione di arance e limoni per creare una fibra tessile ecologica. Nel 2015 Orange Fiber ha vinto il premio Onu per l’impresa più ecosostenibile. Il primo brand a usare il tessuto per una collezione (una Capsule Collection decorata da stampe realizzate dal designer vincitore del Compasso d’Oro Mario Trimarchi) è stato Salvatore Ferragamo.

Bello, divertente, di tendenza e anche ecosostenibile: al cibo fashion si potrebbe chiedere di più? 😉

Cosa abbiamo imparato:

  • Il cibo è diventato una forma di intrattenimento, e il suo legame con la moda è strettissimo, come dimostrano anche le passerelle degli ultimi anni di Dolce e Gabbana, Moschino e Chanel
  • Utilizzando alimenti è possibile produrre tessuti e quindi capi di moda, riutilizzando gli sprechi di cibo e rispettando l’ambiente: ci sono brand di alta moda come Ferragamo che già stanno impiegando questi tessuti ecosostenibili per le loro collezioni.
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