Banchetti dell’arte

Banchetti nell'arte
 

La scorsa puntata avevamo parlato del tema dell’ultima cena di Cristo e di come è stata rappresentata dai pittori italiani più importanti, oggi, insieme alla nostra Giulia Bucelli,  parliamo dei più significativi banchetti artistici della storia dell’arte nostrana

Un’origine remota

La storia della rappresentazione artistica dei banchetti è antichissima: nel nostro Paese risale agli antichi Romani.
Si pensi ai mosaici rinvenuti nelle antiche ville: uno di questi, risalente al V secolo e ritrovato ad Aquileia, ritrae un banchetto luculliano con vassoi pieni di pollame arrosto e, buttate per terra, le ossa spolpate a indicare lo sfrenato consumo di carne e di pesce da parte dei commensali, i quali sono mollemente distesi su uno stibadium (una specie di grande triclinio a forma di U).banchetti nell'arte

Nel Medioevo, sulle tavole e anche sulla tela, fanno la loro comparsa le posate: lo testimoniano alcune opere del periodo, come due disegni tratti dal De Universo dell’erudito carolingio Rabàno Mauro Magnenzio .

Banchetti degni di un re (e di una regina)

Fra i banchetti artistici non possono mancare quelli regali. Fra il 1423 e il 1427 Donatello realizzò un rilievo in bronzo per il fonte battesimale del Battistero di Siena: è il Banchetto di Erode. Sul vassoio che il servitore porge a Erode non c’è una gustosa pietanza bensì la testa di San Giovanni Battista. Lo stesso tema verrà rappresentato, pochi anni più tardi (1435) anche da Masolino da Panicale.

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Nel Banchetto di Cleopatra (1743-’44) di Giovanbattista Tiepolo, a parte i suoi caratteristici cieli celesti, riconosciamo un’alzata piena di frutta, unico cibo presente sulla tavola. Qui il cibo è secondario, rispetto al legame fra i due protagonisti del dipinto, Antonio e Cleopatra.

Banchetti… di nozze

Semplicità è la parola d’ordine di Giotto, che nella sua versione delle Nozze di Cana  (1303-1305) rende quasi invisibile il cibo e pone l’accento sulle grandi brocche sulla destra del dipinto. Analogo è lo stesso soggetto interpretato da Duccio di Buoninsegna nel 1308-’11.

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La rappresentazione più sensuale di un banchetto nuziale è quella di Giulio Romano, autore dell’affresco Banchetto di nozze di Amore e Psiche (1532-’35): si tratta di una scena mitologica, nella quale a servire il vino è niente di meno che il dio Pan.

 

Giorgio Vasari, che dipinse il Convito per le nozze di Ester e Assuero (1548), ci racconta lo sfarzo di un banchetto cinquecentesco: l’avvicendarsi di molteplici servitori, coppieri, commensali vestiti in modo elegante. Il tutto in un enorme olio su tavola (composto da 39 tavole, per la precisione) grande 2 metri per 7.
L’opera è così descritta dall’autore nelle Vite: “…con assai bell’ordine si conoscono tutte le maniere de’ serventi, paggi, scudieri, soldati della guardia, bottiglieria, credenza, musici, et un nano, et ogni altra cosa che a reale e magnifico convito è richiesta.
Vi si vede fra gl’altri lo scalco condurre le vivande in tavola, accompagnato da buon numero di paggi vestiti a livrea, et altri scudieri e serventi. Nelle teste della tavola, che è a ovata, sono signori et altri personaggi e cortigiani che in piedi stanno, come s’usa, a vedere il convito…”.

Un’altra opera dalle proporzioni imponenti (6X9 metri) è Le nozze di Cana di Paolo Veronese (1563): anche qui abbondano vino, musicisti e frutta sulle tavole, a testimonianza di un banchetto ricco.
Anche il genovese Domenico Piola realizza una sua versione de Le nozze di Cana, optando per la teatralità: figurano servitori, grandi buffet, piatti fumanti, pappagalli e cani, come nella versione di Veronese.

Banchetti con angeli

C’è un episodio biblico che è stato ripreso più volte dai pittori italiani e riguarda un banchetto: si tratta del Convito di Abramo.
Così narra la Genesi (Gen. 18): Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo».

Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto». Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce». All’armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse a loro. Così, mentr’egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono”.
Lo hanno dipinto Domenico Fiasella detto Il Sarzana (1600), Ludovico Carracci (1610-’12), Bartolomeo Guidobono (1694-’96) e altri.

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Fiasella rappresenta Abramo intento a servire ai tre angeli che sono venuti a visitarlo un pasto di carni e formaggi tipici della cucina dei pastori. La presentazione dei cibi è tutt’altro che rustica, però: le pietanze sono disposte in piatti di ceramica, i formaggi sono serviti su foglie, gli arrosto di carne conditi con il prezzemolo e il cosciotto è decorato con fette di limone, con grande cura di ogni dettaglio. Non manca pane schiacciato ad accompagnare il pasto.

Carracci ne fa una versione tradizionalmente classicista, ponendo l’accento sulle vesti variopinte degli angeli più che sul cibo sulla tavola. Cibo che invece è centrale nella versione di Guidobono, che rappresenta l’episodio in modo inusuale: il pasto degli angeli diventa un pic-nic con dettagli lussuosi come la tovaglia bianca, il piatto di peltro e la coppa di cristallo. Da mangiare figurano un pollo arrosto ben servito, pane e vino. Non manca, ai piedi degli angeli, una natura morta di frutta e carciofi.

Dal banchetto alla mensa

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Molti di voi ignorano l’esistenza di questo artista, ma a Genova è stato molto importante: stiamo parlando di Alessandro Magnasco, pittore seicentesco morto a metà del Settecento che ha realizzato opere di grande impatto visivo: fra queste, il Refettorio dei frati osservanti (1730-’40), una grande tela conservata al museo di Bassano del Grappa.

In questo dipinto, il cui punto di ripresa a volo d’uccello è molto originale, a colpire è la sontuosità del luogo e la ricchezza del pasto (uno dei frati porta in mano un piatto con un arrosto fumante), in contrasto con la modestia e il rigore che si richiederebbero dei frati, con l’intento di denunciare la decadenza morale degli ordini religiosi.

E… dietro le quinte di un banchetto?

Ci sono i cuochi, naturalmente. Come La cuoca di Bernardo Strozzi (1625), che posa sorridente intenta a spennare oche e volatili per un banchetto. Nella sua cucina vediamo un paiolo sul fuoco e un elegante vaso di peltro.

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Anche nella Cucina di Vincenzo Campi (1580-’81) spiamo le molte maestranze al lavoro per servire il pranzo, mentre un cane e un gatto sono intenti a litigarsi un pezzo di carne.
È con loro che terminiamo questa carrellata: perché sono proprio loro, i cuochi, quelli che fanno la differenza in un banchetto, artistico o meno. 🙂

Diteci: quanti di questi dipinti e artisti conoscevate, prima di leggere questo articolo?

Cosa abbiamo imparato:

  • Il tema del banchetto in Italia risale agli antichi Romani. Nel Medioevo è stato introdotto l’uso delle posate, come testimoniano alcune opere del periodo.
  • Il banchetto regale è un tema caro agli artisti, che lo hanno rappresentato più volte, ed è spesso legato a episodi biblici, come il banchetto di Erode.
  • Il tema del banchetto di nozze è sia sacro che profano (legato, ad esempio, alle divinità del Pantheon greco e romano). Il tema sacro più caro, in questo ambito, è quelle delle Nozze di Cana, reinterpretate da svariati artisti fra i quali Giotto.
  • Il tema biblico del convito di Abramo con i tre angeli è un altro tema biblico di grande fortuna in ambito pittorico: fra gli altri, è stato dipinto da Ludovico Carracci.
  • Banchetto ma anche mensa: abbiamo fatto la conoscenza del Refettorio dei frati osservanti di Alessandro Magnasco.
  • Dietro a ogni grande banchetto c’è una grande cuoca: come quella di Bernardo Strozzi.
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