Cartoline sul cibo, dall’Italia!

le locandine per l'anno del cibo italiano
 

I ministri Dario Franceschini e Maurizio Martina hanno proclamato il 2018 Anno nazionale del cibo italiano. Bene, ma cosa c’è dietro questa decisione? La nostra investigatrice, Giulia Bucelli, ci spiega le ragioni di quest’iniziativa sana e genuina per il nostro Paese, ricco di cultura culinaria ed artistica!

Cibo italiano: il valore alle eccellenze eno-gastronomiche del Bel Paese!

Ovviamente c’è la finalità di valorizzare tutte le eccellenze eno-gastronomiche italiane ma, in particolare, si punta a celebrare i riconoscimenti che l’Unesco ha attribuito all’Italia in materia di gastronomia (la Dieta Mediterranea, Parma città creativa della gastronomia e l’Arte del pizzaiuolo napoletano, tanto per citarne tre) e a sostenere la candidatura a patrimonio Unesco delle Colline del Prosecco del Conegliano-Valdobbiadene, dell’Amatriciana, candidatura quest’ultima che ha anche una valenza più grande di aiuto alla ripresa dell’agricoltura e dell’allevamento locali, messi in ginocchio dal terremoto del 2017. Volete cucinare l’Amatriciana perfetta? Potete seguire questa ricetta de La cucina italiana.

Gastronomia e arte, insieme 

Oltre alle eccellenze della gastronomia, si è pensato di valorizzare anche i vanti artistici, per sottolineare che il cibo altro non è che una punta di diamante della cultura nazionale.

Il canestro di frutta ed il fanciullo

Per sottolineare il concetto, è stata realizzata una serie di 50 locandine che esaltino il legame fra cibo italiano e arte nostrana: fra queste opere d’arte spiccano quadri come il Fanciullo con canestro di frutta di Caravaggio e l’Ultima cena di Leonardo da Vinci, ma ci sono molte opere meno conosciute ma altrettanto significative (potete vederle tutte sul sito del MiBACT).

Il tema dell’Ultima cena

Nella selezione del Ministero dei Beni Culturali c’è solo un’Ultima cena: quella di Leonardo. A realizzare opere su questo tema cardine della tradizione cristiana sono stati moltissimi artisti italiani, a partire da Giotto: la sua versione (1303-1305), un affresco all’interno della Cappella degli Scrovegni di Padova, raffigura una cena modestissima, nella quale il cibo è quasi del tutto assente (si intravvede appena il pane azzimo), e alcuni apostoli danno le spalle agli spettatori.

Negli stessi anni, Duccio da Buoninsegna dipinge un’Ultima Cena (1308-1311) su tavola che andava sulla parte posteriore della Maestà destinata al Duomo di Siena: insolitamente, sostituisce l’agnello, carne tradizionale della Pasqua, con un maialino da latte.

Ultima Cena di Jacopo Bassano

Nel Cinquecento la tavola si fa più ricca: la versione di Jacopo Bassano (1542) porta in tavola una testa di agnello, mentre quella di Tintoretto (1592-1594) è ambientata in una taverna veneziana e raffigura un classico banchetto pasquale di tradizione ebraica con pane azzimo, agnello e brodo.

Veronese e l’Ultima cena più controversa

Ugualmente ispirata a questa tematica fu la Cena a casa di Levi (1573) di Paolo Veronese, che dovette cambiare titolo a causa di una convocazione dal Tribunale della Santa Inquisizione, che contestò all’artista le scelte pittoriche troppo innovative: Veronese, infatti, la ambientò in uno sfarzoso palazzo in stile palladiano, inserendo 38 servitori e raffigurando una tavola riccamente imbandita come nessuno aveva mai fatto. Riconosciamo un vassoio contenente un agnello e un pollo intero, abbondanza di vino rosso e bianco e una mise en place degna di un banchetto regale.

Arcimboldo, il creativo del cibo 

C’è un artista che il ministero dei Beni Culturali non ha preso in considerazione per le sue locandine ma che risplende per pertinenza sul tema: stiamo parlando di Giuseppe Arcimboldo (1526-1593), conosciuto semplicemente come Arcimboldo, autore di due cicli di opere (Le stagioni e I quattro elementi) che sono ritratti umani composti da molte specie di frutta, verdura, fiori e utensili.

Non disdegna di ritrarre nemmeno i potenti, in questo modo: ricordiamo il suo celeberrimo ritratto di Rodolfo II come Vertumno (1591), che all’epoca era Imperatore del Sacro Romano Impero e aveva voluto con sé l’artista quando trasferì la capitale dell’impero da Vienna a Praga. Arcimboldo ritrasse Rodolfo II d’Asburgo utilizzando elementi molto diversi fra loro (riconosciamo uva, pere, ciliegie, pannocchie, zucche, zucchine e molte specie di fiori) per sottolineare in modo giocoso la sua natura istrionica e la sua passione per il collezionismo di opere e oggetti diversissimi fra loro (alla sua corte Arcimboldo si occupava anche di acquistare opere d’arte per suo conto).

 

Ricordiamo anche una serie di opere “reversibili” che, a seconda della posizione nella quale sono girate, raffigurano un volto umano o una natura morta: pensiamo a Testa reversibile con cesto di frutta (1590), al Cuoco (1570: sia il ritratto di un cuoco che una natura morta di carni di maiale arrosto) o all’Ortolano (1587-’90: sia il ritratto di un giardiniere che una natura morta di ortaggi in una ciotola).

La bellezza artistica di un piatto austero

Un piatto austero ma artistico

Un’altra opera italiana che mette al centro il cibo è Il mangiafagioli (1585-’86) di Annibale Carracci (1560-1609): raffigura un contadino intento a consumare un pasto modesto, a base di fagioli, cipolle, funghi, pane e vino bianco!

Nella prossima puntata vi parleremo dei banchetti dell’arte italiana, stay tuned! 🙂

Cosa abbiamo imparato:

  • Il MiBaCt ha deciso di proclamare il 2018 anno del cibo italiano per valorizzare le eccellenze eno-gastronomiche italiane e per sostenere la candidatura a patrimonio UNESCO delle Colline del Prosecco e dell’Amatriciana.
  • Il MiBaCt ha selezionato 50 opere e relativi dettagli per realizzare cartoline promozionali: fra queste spiccano il Fanciullo con canestro di frutta di Caravaggio e L’ultima cena di Leonardo.
  • Quella di Leonardo non è la sola Ultima cena che vale la pena conoscere: da Giotto in poi, il tema è stato declinato in modi molto diversi fra loro e con cibi diversi.
  • L’Ultima cena più controversa? Quella di Paolo Veronese, che ha causato l’intervento del Tribunale della Santa Inquisizione.
  • Giuseppe Arcimboldo è stato il primo pittore a usare il cibo in modo creativo nelle sue opere, realizzando molti ritratti e arrivando a ritrarre anche l’Imperatore del sacro Romano Impero Rodolfo II d’Asburgo.

 

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